Storia e testimonianze dal passato

Le prime notizie su Soleminis risalgono all'XI secolo, ma non è da escludere che il centro fosse già abitato sin dall'epoca romana.
In tutto il territorio soleminese, tra i più fertili della Sardegna meridionale, la presenza umana è comunque documentata sin da epoche remote, il territorio infatti è ricco di testimonianze archeologiche.

Soleminis apparteneva alla curatoria del Parteolla nel giudicato di Cagliari, ma con la caduta di quest'ultimo, il paese passò al regno di Arborea sino al 1297, quando venne ceduto al comune di Pisa. Nel 1324, con la conquista aragonese, fu dato in feudo ad Arnaldo Ballester e dopo vari passaggi di proprietà il feudo fu venduto a Calcerando Torrelas e ai suoi fratelli nel 1442, in un momento in cui il villaggio era ormai in rovina e quasi spopolato.

Nei primi decenni del 1600 Soleminis era ancora spopolato e dopo la morte del suo ultimo possessore rientrò a disposizione della Corona.
Nel 1637 il territorio, che oramai era coperto da un fitto bosco, fu venduto a Francesco Vico, il quale morì nel 1648 lasciando erede suo nipote Francesco Zonza Vico. Quest'ultimo avviò il ripopolamento del villaggio e nel 1651 ottenne il titolo di marchese di Soleminis. Purtroppo l'epidemia di peste del 1652 ne ritardò i progetti, che riprese alcuni anni dopo e portò a termine entro il 1678 grazie alle molte franchigie che attirarono i coloni.
Dai Zonza Vico, nel 1756, il villaggio passò agli Amat ai quali fu riscattato nel 1838.

La dominazione spagnola ebbe fine quando la Sardegna fu occupata dagli Austriaci nel 1708, ma il dominio austriaco durò poco. Nel 1718 la Sardegna passò ai Savoia, il Piemonte non abolì in modo deciso il feudalesimo, ma preferì liquidarlo legalmente addossando l'onere dell'operazione sulle spalle dei comuni. Il riscatto del feudo fu fissato in 740 lire che dovevano essere pagate a partire dal 1840.

Quando nel 1848 furono abolite le province, Soleminis entrò a far parte della divisione amministrativa di Cagliari e nel 1859 dell'omonima ricostituita provincia.

Riguardo al toponimo sono state avanzate molte teorie, che però non riescono a convincere appieno. Secondo quella più attendibile il nome deriverebbe dal latino "sollemnis", ad indicare un luogo in cui ogni anno si tiene una festa religiosa; altra interessante ipotesi, che permette di avere riscontri oggettivi sul territorio, è quella che lo vuole derivante da Sol o divinità del sole e Eminens, cioè luogo elevato, forse ad indicare un sito in cui si venerava la divinità.

Il centro storico di Soleminis conserva ancora antiche costruzioni realizzate secondo la tradizionale architettura rurale in mattoni di fango, tra cui spicca la casa "Corda Spada", trasformata in centro culturale. Essa conserva un'incantevole collezione etnografica, oltre a mobili, utensili e manufatti della quotidianità isolana.

Di particolare interesse, in zona Sedd'e cresia, la parrocchiale di San Giacomo, una chiesa seicentesca realizzata forse su un precedente impianto medievale che conserva al suo interno testimonianze artistiche di grande pregio.

Territorio
Soleminis è posto a 200 metri sul livello del mare e fa parte del territorio del Parteolla. Il paese è situato al confine tra la piana campidanese, che si stende a occidente, e le prime propaggini del monte Serpeddì (1067 metri), che si leva a oriente.
Il paese si trova in una zona collinare circondata da vigneti, uliveti e campi coltivati a cereali.


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